Per chi suona la campana

Primo giorno di scuola e io sono qui, a tenere un diario della mia vita. Affronto questa cosa con una gioia paragonabile a quella del mio cane quando lo porto dal veterinario: prima abbaio, poi piscio per tutto il trasportino, poi piscio di nuovo quando mi tirano fuori dal trasportino e quindi piscio quando vedo il famelico camice che mi infila brutte cose dove di solito non ci si infila mai nulla.

Ora che ci penso, ma che vescica hanno i cani? No, dico, sono un continuo, un catino bucato, una diga sempre aperta, un rubinetto con le zampe, dai, non è naturale.

Forse questo è la stranezza del mio cane: a me cresce l’unghia del pollice destro e a lui la vescica è direttamente collegata con l’acquedotto. Non so, non sono un veterinario. E nemmeno un cane, a ben guardare.
Anzi, magari lo fossi: niente scuola, pappa garantita, coccole, grattini, passeggiate ma, soprattutto, tante pisciatine da perdere il conto. Che figata!
E invece no, non ho questa fortuna e ho anche un’altra bella sfiga: il mio pollice destro.

“Dai su, raccontaci cos’ha il tuo pollice destro che ci interessa tanto!”.
Certo, come no, me l’immagino. Come se non bastassero le prese per il culo per i brufoli (“Fiorellini della gioventù” li chiama mia madre, puntaspilli per la sfiga li chiamo io), per l’apparecchio ai denti e per i capelli a spazzola unti come il grasso e forse anche più unti: una festa per il mio ego.
E invece no, mi tocca scrivere proprio di sta cosa imbarazzante, “Per il tuo bene” mi ha garantito lo strizzacervelli della scuola. Per il mio bene ci andrebbe ben altro, tipo un’esistenza normale, e invece no: quella cazzo di cosa inutile si allunga a comando, nel senso che penso “ecco, mi servirebbero due centimetri in più” ed ecco che si allunga. Ho provato con altre parti del corpo, ma con scarsi risultati: no, dico, hai la facoltà di allungare qualcosa di utile e socialmente presentabile e cosa ti tocca, se sei una tristezza unta e con l’apparecchio come me? Esatto, l’unghia!

No, dai, qui qualcuno ha un pessimo senso dell’umorismo!

E io cos’ho fatto nella mia infinita saggezza? L’ho detto allo strizzacervelli! Sono un monumento al cretinismo, complimenti a me. Si, perché il rompiballe invece di congedarmi con una pacca sulla spalla mia ha obbligato a scrivere sta cosa che lui chiama “Diario del mio io” che a me fa venire in mente solo una cosa che fa rima con “io” e che non si può dire in chiesa. Bravo, complimenti, sei un fottuto genio!

Che poi che cosa c’è da dire? Allungo l’unghia, ecco. Utilissima se mi serve un cacciavite improvvisato o se devo grattarmi posti piuttosto scomodi, per carità, ma a parte questo che faccio?
“Ehi ciao ragazza sconosciuta, sono quello che allunga l’unghia a comando, ti va di uscire con me?”
Se non ride, chiama la neuro. Ma spesso non la chiama e, invece, chiama suo cugino che mi usa come straccio per il pavimento. Ah sì, che bello essere diversi, c’è da sbellicarsi.

Ma poi perché proprio l’unghia?!? Dico, avete presente quanto ci voglia a far crescere i capelli?

[Ubaldo]

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