La buona ragazza e la chioma verde

Una buona ragazza di buona famiglia (di buoni principi), non dovrebbe essere sbattuta a scrivere la prima pagina del suo buon diario, buona buona in presidenza. Ve lo dico subito. E il mio buon Zio Guglielmo avrà molto da ridire su quello che è successo e su quanto sta accadendo.

– Emma, la buona condotta. Prima di tutto. – e lo zio Guglielmo, il buon Zio Guglielmo, non mi ha mai fatto mancare nulla per meritarsi questo. Sono sempre stata la migliore, per ricompensarlo di avermi accolta dopo la scomparsa dei miei genitori. E per avermi fatta studiare. E per avermi permesso di vestirmi bene. E di organizzare faraoniche feste per i miei compleanni.
– Emma. Una buona ragazza di buona famiglia (di buoni principi), non si farà mai riconoscere. Saranno gli altri, a riconoscerla. – che uomo saggio. Lo zio Guglielmo. E intelligente. E saggio.
Da grande voglio essere come lui. Ma senza la barba.
Sono sempre stata la migliore. Archiviate anche questa notizia. Non fumo. Non bevo. Non bacio i ragazzi. Non dico parole oscene. Sono sempre stata la migliore, anche nella noia.
– Emma. Essere i migliori ha un prezzo. E quel prezzo si paga contando sulle dita di una mano le persone di cui ci si può fidare.- motivo per cui stringo poche amicizie. Quasi nessuna.

Non saprei dirvi come sia accaduto, di preciso. O quando sia iniziata. Forse con lo sviluppo. Forse con gli ormoni in circolo che avrei dovuto dominare diversamente. Forse con tutti quei macarons colorati che mangiavo da bambina.

So solo che l’ho fatto.E non volevo, giuro, non volevo. Non avrei MAI E POI MAI voluto.

Ma Lei. Lei era vicina a Lui. E Lui. Lui la guardava. E Lei. Beh. Sì. Anche Lei guardava Lui.

Ho sentito questo impulso irrefrenabile di sciogliermi la treccia. Ma sono riuscita a trattenerlo. Con tutte le mie forze.-Emma, l’ordine dei tuoi capelli è lo specchio della tua pace interiore.- ma quale pace interiore. La pace interiore è quella cosa che stai leggendo Rimbaud e dici “oh che bello Rimbaud”, non… insomma. Giuro. Non volevo. Ma Lei. Lei era così bella. E Lui la guardava così tanto. E la mia treccia rosso porpora era così in ordine. RimbaudRimbaudRimbaud. Mi dispiace. La poveretta è capitombolata a terra tra decine di maschi dalle carni guizzanti in accappatoio. Che poi, poveretta. Un po’ la invidio anche. Insomma, giuro. Non volevo. Non volevo (davvero) che la faccia le diventasse così viola. E che iniziasse a mancarle il respiro. E che le sue chiome dorate diventassero verdi.

Suvvìa. Siamo onesti. Chi mai potrebbe volere (davvero) una cosa talmente folle e lesiva dell’altrui dignità. Però lo so. So di essere stata io. E ho confessato. Anche se voi non mi avete creduto per un solo istante. – Emma. La sincerità è una carta d’identità che non puoi negare alle autorità superiori. – e mi avete presa per una pazza mitomane. Come se millantare cattive azioni, per una buona ragazza di buona famiglia (di buoni principi) fosse cosa all’ordine del giorno.

E sconterei anche la mia pena. E vi racconterei anche di preciso quanto accaduto. Ma non qui.Non buona buona in presidenza. Non con quel gufo di ceramica che mi osserva dandomi della sfigata. Non prima di averne parlato con lo Zio Guglielmo. Lui capirà. Saprà consigliarmi in merito.

Anche perché, onestamente, a parte dirvi che non ho nulla in più da dirvi, non saprei cosa inventare.Rabbia. Io ricordo. Un puff di rabbia durato il tempo del fulmine a ciel sereno. Facciamo due. Un fulmine a ciel sereno viola. E uno verde.

Ho bisogno di Rimbaud. A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali, dirò un giorno le vostre origini latenti. Un giorno, sì. Ma non oggi. Una buona ragazza di buona famiglia (di buoni principi)potrà pure esercitare il suo diritto allo studio. Voglio diventare uno di quei piccoli mostri esemplari, perfetti, un ottimo esemplare di animale da premio. Come precisa volontà dello Zio Guglielmo.

[Emma]

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