Calzedonius l’annusatore

Sono io, Calzedonius sono io!

Ricordo ancora quel momento particolare della mia infanzia, quando per la prima volta mi resi conto di esistere!

Solo, nell’immensa città, circondato da altri ragazzi come me, forse rifiuti sociali, forse ragazzi speciali. Eravamo stati abbandonati in un orfanotrofio che poi era stato dismesso. Noi tutti trasferiti in altri edifici statali, da cui eravamo fuggiti. Stanchi dei continui soprusi. Stanchi di essere continuamente sottoposti ad analisi e studi, stanchi di non poter giocare ed imparare come qualsiasi altro bambino.

Esperimenti di ogni genere mortificavano le nostre carni. All’inizio sembrava un gioco, feroce, ma pur sempre gioco. Iniziavano sempre portandoci in un’immensa sala bianca. Tanti tavolini in cui sedevamo a gruppi di quattro. Una ricchissima colazione. Il torpore subito dopo. Poi un gioco tra le mani. Poi ancora torpore, fino a quando un dolore acuto non ci svegliava. Iniezioni! Di ogni sorta! Prelievi… sempre!

Poi ancora la stanza bianca, ancora un pranzo, ancora un gioco tra le mani, ancora torpore. E poi la stanza dei poteri!

Ricordo ancora il mio migliore amico. Il piccolo Tim, lo chiamavamo, ma il suo nome era Caccolonius. Avevamo in comune la conseguenza del nostro “potere” e per questo gli esperimenti del pomeriggio li facevamo sempre a coppia.

Il piccolo Tim zoppicava vistosamente ed aveva sempre fame! Era stato portato via dalla sua casa quando anche il padre era morto. Ucciso dal datore di lavoro, impazzito dopo una tormentata notte di Natale. Morte da soffocamento, era stata la perizia. E come non soffocare quando una tonnellata di dobloni e sesterzi d’oro massiccio ti si riversava addosso? O morivi per schiacciamento o per soffocamento. A lui toccò il soffocamento. Fosse rimasto schiacciato si sarebbe potuto risparmiare almeno sulla bara… invece no! La sfortuna si accaniva! Il piccolo Tim non poteva pagare coi soldi, così pagò con se stesso. La polizia aveva sequestrato la montagna di denari come prova del misfatto ed a lui non era rimasto altro che vendersi! Povero Tim! Così piccolo, così zoppicante!

Il compratore di corpi aveva intuito il suo essere speciale e lo aveva rivenduto all’Istituto di Sperimentazione.

In istituto aveva scoperto il suo potere per caso… intento a mangiarsi le caccole del naso, un giorno di fame particolarmente forte aveva chiesto la caccola ad un amico ed all’improvviso, mentre gustava la prelibatezza tanto agognata, aveva visto!

Il passato del suo amico gli era apparso tutto in una volta… una sequenza veloce di immagini di lui in fasce, di lui bimbo, di lui sul vasino…

Non aveva capito subito cosa fosse successo. Per sua fortuna, o sfortuna, la caccola del suo amico era così buona che volle fare il bis. Nuove immagini erano apparse nella sua mente. Ed aveva capito. Aveva capito che riusciva a vedere il passato del suo amico gustandone le caccole!

La mia storia era molto simile…

Fui costretto fin da giovanissimo a pulire i panni sporchi della famiglia! Che si sa, i panni sporchi si lavano in famiglia. Ma quando sbagliai candeggio e restituii calzini rosa e mutande lilla al mio patrigno, senza più la difesa di mia madre (ormai scomparsa), fui abbandonato all’orfanotrofio. Fu lì che capii il mio potere!

Mi misero in lavanderia… ero pratico…

E venne la volta dei calzini della Gigliola, detta Ebe. Una dolce fanciulla di Carpineta, nelle colline Cesenati in quel di Romagna. Era stata accusata di esercizio abusivo della medicina, mentre era il suo potere! Ancora una volta non avevano capito! Ma forse era la mia fortuna. Perché in fondo, se lei non fosse stata lì, io non me ne sarei innamorato e non avrei mai scoperto il mio potere.

Così, in un caldo giorno di primavera, coi fiori che spandevano profumi in ogni dove ed in ogni quando, trovai i suoi calzini! Oh soave Ebe! Ancora più bella del mio primo amore, la fantastica Natuzza.

In preda ad un indefinibile stato di esaltazione mistica presi il suo calzettino e lo portai alla bocca. Aspirai con voluttà l’inebriante olezzo. Ebbi un moto onanistico (non solo inetellettivo) e mentre raggiungevo l’apice del mio amore amanuense ebbi la prima visione!

Vedevo Ebe portare beneficio con la sola imposizione delle mani. Vedevo Ebe guarire i ciechi dall’acne. Vedevo Ebe guarire gli storpi dal pollice valgo, vedevo Ebe immersa in un’aura di forza e potere che neanche io so bene come.

Ci misi un po’ a capire che si trattava del suo passato. Fu così che compresi il mio potere. Da allora sarei stato Calzedonius non solo all’anagrafe. E ringrazio da allora mia madre, che aveva intuito, chissà come, il mio potere e mi aveva donato il nome più adatto che potesse esservi.

Decisi anche un costume da indossare. Provai varie soluzioni prima di trovare la mia vera essenza!

Eravamo nella “stanza dei giochi” al centro sperimentale. Ci facevano mangiare caccole e respirare calzini. Volevano capire fino a che punto potevamo “vedere” il passato e fino a che punto potevamo “trasferirci” i poteri.

Le caccole non erano male da mangiare, ma una dieta troppo monotona alla lunga stanca! Ed in fondo il potere di Tim non era mai stato il mio e mai lo sarebbe stato!

Così decisi che la mia situazione doveva cambiare! Stavo per compiere 14 anni… stavo per terminare le scuole medie! Era ora che ne sapessi di più su me stesso, che mi costruissi un’identità, che risolvessi quella situazione di violenza e sofferenza!

Voci di corridoio narravano di una scuola in cui gente come me e Tim ed Ebe potevano vivere in armonia. Dovevo trovare il modo di uscire da quella “prigione” ed accedere alla scuola per “dotati” come me… In cuor mio speravo che la “dotazione” potesse estendersi anche ad altre parti del corpo, ma scoprirò poi che solo dal punto di vista restrittivo ciò era possibile! Me ne dolgo ancora! E così la mia ragazza! Ma questa è un’altra storia!

Così, quel pomeriggio di caccole e calzini, decisi con Tim che era arrivata l’ora!

Mi serviva un costume adatto! Per darmi la forza, per darmi l’identità e perché in fondo un po’ di sano cosplay non ha mai fatto male a nessuno.

Provai il calzettone da calcio con ghette, provai la calza a passamontagna, provai il calzettino a quadri e rombi, ma fu con le pantyhose che davvero capii chi fossi! Nere a maglie larghe! Autoreggenti! A collant! Non importa quali! Mi sfilano la gamba, che se faccio l’autostop mi caricano al volo!

E da allora Calzedonius prese davvero vita!

Purtroppo Tim non trovò il suo costume. Aveva provato a ricoprirsi di sterco di cammello o di caccole di lama od elefante, ma alla prima pioggia tornava ad essere un inerme e claudicante ragazzo acneico seminudo. Era inverno e pioveva molto. Così solo io trovai il coraggio necessario e fuggii.

Oggi Tim vive nel deserto dei Tartari ed il nome Caccolonius, da quelle parti, viene sussurrato sommessamente e toccandosi il naso! E’ coperto di cacca e puzza, ma è felice.

Fuggii dal centro sperimentale e corsi, corsi a perdifiato per giorni interi.

Il percorso non fu scevro di pericoli, ma le mie calze mi aiutavano a superare ogni avversità. Al modico prezzo di 50 euro a cliente, ma anche questa è un’altra storia.

Ed arrivai.

Finalmente approdai alla scuola e conobbi Chon Zi.

E da quel giorno è cominciata davvero la mia storia.

E da questo giorno la racconto!

Calzedonius

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