Desk-nado!

L’avevo detto io che ricominciare la scuola sarebbe stata una pessima idea, ma no!
Nessuno mi ascolta, neppure lei Prof. Zi.
Ah già, lei è sordo.
Sì, pessima battuta, mi scusi.

Ad ogni modo, direi che il mio primo giorno di scuola è stato proprio una mmmerda. E quelle “m” di troppo non sono un errore ortografico, ma sono lì per rappresentare il totem marrone che mi ha accompagnato nel mio rientro scolastico. Sarò più specifico.

Com’era prevedibile, io mi considero una persona costante, sono entrato in ritardo, inevitabilmente dopo il suono della prima campanella. Ho parcheggiato la mia fedelissima bici alla bell’e meglio, legandola velocemente al primo palo che ho trovato. Zaino in spalla, mi sono lanciato come un fulmine verso la mia classe, rischiando più volte di cadere a terra.
Sono entrato in classe con il fiatone ed ho appoggiato il mio zaino sbattendolo sul banco, come un trofeo.
Dopo una rapida occhiata avevo notato che il Professor Rabstad non era ancora arrivato, bene, potevo finalmente rilassarmi, afflosciandomi sul banco, ancora con il braccio infilato nella bretella dello zaino.
Intanto intorno a me c’era un gran movimento. Aspetta, mi sa che la mia rapida occhiata era stata troppo rapida anzi, diciamo che non mi ero accorto di una cippa.
I miei compagni erano tutti intenti a spostare i banchi per sparpagliarsi nella classe.
“Che succede?”
Nessuna risposta, normale amministrazione. Afferro il primo che mi passa vicino: “Cazzo state facendo?”
Quello scocciato mi risponde: “Se fossi arrivato in orario, sveglione, avresti sentito il Prof dire che oggi c’è compito a sorpresa.”
“E il Prof dov’è?”
“E’ andato a prendere i test, idiota.”
Panico. Che fare? Ho ascoltato la vocina nel mio cervello: “SCAPPA!!”
Così mi sono rialzato dal banco, tanto avevo ancora lo zaino in spalla, e mi sono diretto verso la porta: meglio tagliare che beccarmi un votaccio a inizio anno.
Ero quasi arrivato alla porta, mi sentivo già il sapore della libertà in bocca e il gusto del cappuccino che mi sarei preso al bar quando: BAM!
Un muro di carne aveva fermato la mia corsa.
“Professor Rabstad… ehm, buongiorno…”
“Buongiorno Nick, dove stai andando?”
Pensa ad una scusa a prova di bomba! Vai, io credo in te, cervello!
“In bagno…” Maledetto traditore!
“Con lo zaino? Devi essere in quei giorni lì.”
Grasse risate dei presenti.
“Sì, è per grandi flussi…”
Tutti smettono di ridere. Pubblico di merda.
“Forza, vai a sistemarti insieme agli altri.”
Merda, la mia fuga è fallita tragicamente.

Primo giorno con compito di letteratura inglese ed io avevo l’equivalente letterario di un uomo delle caverne. Cosa potevo scrivere in quel compito, mi avrebbe alzato il voto se avessi disegnato scene di caccia con la mina della matita? Decisamente no.
Intorno a me, avevo solo stronzi che non mi avrebbero mai passato niente, neanche le risposte sbagliate, neanche un po’ di speranza. Ma, aspetta un attimo… davanti a me c’era Bastian! L’unico nella classe con un coefficiente di sfiga addirittura maggiore al mio. Era la mia via d’uscita.
Dopo aver ricevuto il mio bigliettino con la scritta “AIUTO!”, l’ho visto ammiccare con la testa ed allargare un sorriso d’intesa. Grande Bastian! In quel momento lo vedevo come il fratello che non avevo mai avuto e, data la considerazione sociale che aveva, lo poteva essere per davvero!

Dopo una ventina di minuti, in cui ho dato prova di essere un attore fantastico, raggomitolato sul foglio facendo finta di scrivere, ho sentito il bisbiglio di Bastian: aveva una consegna per me. Fantastico, la mia salvezza era a portata di bigliettino.

Bastian si guarda intorno furtivo poi si gira per sporgermi il foglietto dei miei desideri ed io rimango a guardarlo con tutta la potenza della mia disperazione, quando improvvisamente si rigira su sé stesso di scatto.
Rimango a bocca aperta. Lui invece sembra intontito e scuote la testa. Ci ha ripensato??
No, si sta girando di nuovo. Di nuovo lo fisso con la speranza negli occhi.
Si rigira ancora. Ma che cazz… comincio ad innervosirmi ma lui si volta ancora, penso “Scherzo del cazzo, ma ora me lo dà”. E invece niente! Si gira nuovamente di scatto, questa volta con più forza, quasi ribaltando il banco.
Mi sta prendendo per il culo, non c’è dubbio. Ma quand’è che ha guadagnato punti sfiga, superando il mio livello?
Sono furioso, il mio sguardo è pieno d’odio ma lui si gira ancora una volta. Non fa in tempo a sporgersi che scatta indietro turbinando su se stesso, vola giù dalla sedia trascinandosi anche il banco e creando un vortice di fogli. Rimango impietrito con il braccio ancora disteso verso di lui.
Rabstad si accorge della scena (e come non poteva, sembrava che Bastian fosse saltato in aria su una mina anti-uomo) e mi sorprende nella mia posizione plastica che no no! Non mi faceva ricadere addosso tutta la colpa.

Sono fottuto.
“Bravo Nick, vedo che hai deciso di iniziare l’anno da gran protagonista. Bene, dammi pure il tuo foglio.”
Piagnucolando, cerco di discolparmi: “No Professore, non sono stato io, glielo giuro!”
“E a me non importa. Dammi quel foglio.”
Col corpo provo inutilmente a nascondere il mio compito, ma lui è inarrestabile.
“Avanti, non costringermi ad alzarmi.”
Con la morte nel cuore gli allungo il foglio, bianco ed immacolato come appena uscito da una cartiera.
Lui allarga un sorrisone e poi mi dice: “Hmmm, sarà difficile correggere questo capolavoro, pieno zeppo di incredibili nozioni”
Risate, io rimango in silenzio, quello è il SUO pubblico.
“Ora puoi anche uscire dalla classe, grazie per l’impegno.”

Una volta fuori mi sono messo a bighellonare per i corridoi che, a parte un tipo strano appoggiato al muro ed intento a fissarsi il pollice, non riservano mai grandi sorprese. Meno male, dovevo solo aspettare che quella pessima giornata finisse.
Naturalmente al peggio non c’è mai fine. All’uscita da scuola ho scoperto che mi avevano fottuto la bici. Da gran genio l’avevo legata ad uno di quei paletti bassi che mettono per non far entrare le macchine. Evviva! Ed è solo l’inizio dell’anno. Voglio morire.

Ed ora mi scusi Prof, ma vado a pregare il grande totem marrone, sperando che mi lasci in pace per un po’ di tempo.

Nick.

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