Di seni, di carta ciucciata, di adulti allo specchio

“Caro diario…” di stacippa. Mi dispiace che queste pagine debbano sorbirsi le mie paturnie da adolescente fuori luogo e fuori di testa. Si perché sta cavolata che sto facendo è solo un pretesto per accollarmi un qualche disturbo comportamentale qualsiasi, appiopparmi un bel nomignolo che farà il giro della scuola in 20 millisecondi e rendermi definitivamente la vita un inferno degno di questo nome. E questo solo perché ho risposto “male” all’arpia di matematica, che alla lavagna voleva conoscere l’incognita e io scherzando (ho fatto uno sforzo immane per superare la timidezza, volevo essere simpatica) le ho detto che era lei quella a dover fare domande, non io. A quel punto è scattata su, le è tremato anche un po’ il labbro disegnato con la matita permanente e mi son trovata qui. Ho sentito mia mamma da dietro la cornetta rispondere educatissima come suo solito “sarà una fase, ma chissà che un po’ di terapia non possa farle bene”; e ora sono in una situazione peggiore di prima. In realtà non è che fosse meglio, prima.
Ma poi, basta guardarmi per capire la mia situazione, cioè, sono una “sfigata” con l’apparecchio, ho 15 anni, ho sviluppato a nove e sono rimasta bassa, sono leggermente sovrappeso, e adesso ho una quarta abbondante che mi impedisce qualsiasi rapporto serio con gli altri, oltre a procurarmi un mal di schiena lancinante a giorni alterni. Ormai sono abituata, i maschi mi chiedono in continuazione se possono palparmi e le femmine mi guardano storto, tanto che ho preso a venire a scuola già in tenuta da ginnastica per non cambiarmi con gli altri. Nessuno mi considera, a parte la mia quasi unica amica, ma lei è indiana e non capisce perché io sia tanto depressa per questa cosa del seno. Per lei, che è un grissino ambulante, io sono una specie di Dea della fertilità, e probabilmente anche suo fratello lo pensa, dato che ha provato più volte ad approcciarsi in modo abbastanza volgare, senza risultati. A proposito di volgarità, spesso vengo presa in giro perché non dico le parolacce. Mi sembra logico, si sa che apparire sboccate come un muratore egiziano è un po’ come non viversi appieno la vita.
E adesso che sono obbligata a scrivere questa cosa, l’unico conforto è essere sola e poter appoggiare le due “sorelline” al banco. Io le chiamo così.
Sapete che cosa mi fa arrabbiare davvero? Che, nonostante io sembri una di quelle sfigate senza amici, quelle secchione brufolose e incapaci di contatto umano, quelle magari con genitori disattenti o simili, non lo sono. Giuro. Sono una ragazza perfettamente normale, i miei sono persone adorabili, ho due sorelline bavose, gemelle (si, perché mia mamma ha voluto sposarsi giovane, e quindi è riuscita a sfornare altre due creature, nel frattempo) vado bene a scuola, mi piace tanto letteratura e storia dell’arte, e mi considero una persona equilibrata. Si ok, qualcuno ogni tanto mi tira una pallina di carta ciucciata ma a chi non succede? Si, a volte mi isolo, ma è solo perché mi piace tanto leggere e mi distraggo guardando le nuvole in cielo. E perché quando mi dicono il significato di una parola nuova lo vado a cercare sul vocabolario, anziché far finta di sapere cosa significa.
Tante volte mi guardo allo specchio e penso che vorrei essere diversa: vorrei poter diventare grande in un solo colpo e saltare a piè pari tutta questa fase megaviscida, anche se papà dice sempre (lui è uno psicologo dell’infanzia, ma sparge perle di saggezza senza farsi problemi anche oltre il suo campo) che l’adolescenza è l’incipit della nostra vita da adulti. Bello schifo. Beh dicevo che a volte magari dopo la doccia mi guardo allo specchio e penso fortemente che vorrei essere più grande. Ma più grande molto, tipo 10 anni o cose del genere. E a volte ci penso così forte che quando, per un secondo, riapro gli occhi, quella figura là è davanti a me, bellissima e desiderabile, e riesco addirittura ad osservarla. Ha ancora un grosso seno, e magari qualche centimetro in più sui fianchi, ma cosa importa? L’importante è non essere più sotto tiro di quei disgraziati dei miei compagni di scuola.
Dio, quanto vorrei poterlo fare davvero. Mamma dice sempre che ho un’immaginazione troppo fervida.

Clara

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