Il tuo peccato è davanti agli occhi di Dio. Ma a lui non gliene frega niente. Lode lode a Satana.

Non è una mia scelta, non lo è mai stata. La mia è una crociata, un divertente gioco di ruolo. Se mi urlano strega, farò i sortilegi davanti a loro. Se mi chiamano troia, sarò la ragazza più eccessiva della scuola. Se mi additano come stracciona, trascinerò polvere e immondizia lungo tutti i corridoi. Ogni tanto mi piace anche alzare le braccia al cielo e recitare preghiere a Satana, ma quello è un valore aggiunto, un vecchio retaggio dell’asilo e delle elementari. Quando la parola Satana si ascoltava solamente all’interno della frase “Rinunciate a Satana?”, ed era a tutti gli effetti la parolaccia più gettonata dell’istituto. “Inginocchiatevi e rinunciate a Satana!” “Hihihihihi, la suora ha detto Satana, ahahhaha, l’ho detto anche io!!! Mea per te!”. Cazzo, culo, figa, cacca, non erano parole interessanti, o perlomeno non sorbivano lo stesso effetto. Di solito erano usate dagli sfigati per cercare di infilarsi di straforo nel gruppo dei fichi.

Ho adorato il mio soggiorno dalle suore, lì sì che ero popolare. Sarà stato per il mio aspetto, i miei lunghi capelli neri, la carnagione chiara, gli occhi molto scuri e il viso perennemente imbronciato, a farmi prendere costantemente di mira dalla Madre Superiora. Mi odiava. Fino al midollo. In me vedeva l’incarnazione di un qualche demonio caprino dai tratti letali, il capello nero che svolazzava tra le chiare chiome dei compagni d’asilo, quasi una contaminazione della specie. Un corpo non perfetto, sovrappeso quindi malato, le gote troppo gonfie, quegli zigomi impertinenti, quella risata piena che ribolliva in giardino. Sfacciata e inossidabile, stoica nelle punizioni e leale con i peccatori. Baciavo il rosario e buttavo gli occhi all’indietro, come in un atto di possessione maldestra. Solo quando le suore non guardavano.

Però poi tutti ridevano, e allora quattro lunghi e pesanti abiti neri puntavano il dito su di me, e in coro recitavano la loro fede:

“Madga Maddalena, il tuo peccato è davanti agli occhi di Dio”.

Come poter controbattere a una cosa del genere?

Sono strana perché gli altri hanno voluto così, sono strana perché non so far altro. Nemmeno quando un ragazzo dell’ultimo anno deve fare penitenza per una scommessa che ha perso, mi prende per il gomito e mi trascina nei bagni, mi sbatte al muro e mi infila una squamosissima lingua in bocca. Non riesco ad approfittare della situazione, o magari godermi il momento, il mio primo bacio alla francese, qualcosa di storico, che racconterai ai tuoi figli davanti al fuoco bruciacchiando marshmallow. Non so come gestire le novità, le incanalo tutte nell’unica via, quella comoda, morbida, solida sensazione di stranezza e libertà. Quella che effettivamente ti permette di dare sfogo alla tua fantasia, nella tua cella imbottita, dove nessuno ti vede realmente.

Alzo le mani al cielo, i palmi rivolti verso l’alto, gli occhi buttati all’indietro, la sua lingua nel mio esofago. E lentamente Michael cede, si abbassa, perde rigidità, si sgonfia come un canotto bucato, si stacca dalla mia bocca con uno schiocco imbarazzante e finalmente batte le ginocchia a terra. Lo guardo e sorrido.

E non posso fare a meno di dirlo: “Michael, il tuo peccato è davanti agli occhi di Dio. Ma a lui non gliene frega niente. Lode lode a Satana!”

Magda

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