Muri di rumore bianco

Doc, mi creda, dovrebbe ascoltarli i Throbbling Gristle, è roba dei suoi anni, da vecchi, come direbbero i miei compagni, io dico ETERNA.

Sa, non è il primo psicologo che mi fa tenere un diario, anzi, pare che sta cosa sia di gran moda nell’ambiente. La prima volta fu attorno agli otto anni, uno strazio. I miei mi mandarono dallo strizzacervelli perché pareva che avessi comportamenti di matrice autistica.
Mia nonna non voleva vedermi: diceva che quando io ero in casa i diavoli le parlavano di continuo; io di mio non facevo nulla di male, solo che quel predicatore invasato che urlava di continuo dalla tv mi dava i nervi, e allora mi mettevo in un angolo e guardavo male la nonna.
Lei cosa avrebbe fatto?
Saltò fuori che avevo un “rifiuto della conflittualità”.
GRANDE INTUIZIONE, forse il suo esimio collega l’ha capito quando ho scritto nel diario che pur di non sentire mio padre sbraitare con quella vacca (non è una parolaccia eh, è un nobile animale, venerato in tutta l’India)  di mia sorella accendevo qualsiasi tipo di elettrodomestico generasse rumore. Lavatrici, asciugacapelli, aspirapolvere. Quel rumore era di gran lunga più affascinante delle loro urla insulse.
Pure mia madre finì sotto cura, esaurimento nervoso. Era convinta che la casa fosse stregata. In particolare il suddetto aspirapolvere, andava dicendo che un poltergeist vi ci fosse andato ad abitare e facesse rumore anche da spento.
L’abbiamo cambiato ventiquattro volte, alla venticinquesima mio padre è uscito per andare al negozio di elettrodomestici e non è più tornato.
Ma questa è storia passata. Poi ho scoperto le cuffie. Sa, sono l’invenzione più bella del mondo. Le metti e a quel paese gli altri. Da quando ho cominciato a portarle, tutto è filato via liscio. Pure a scuola, eh. Ha visto i voti, no? Media stupefacente, vero?
Immagino si chieda come faccio a seguire le lezioni. Semplice, ho imparato a leggere il labiale, un gioco da ragazzi; in realtà le confesso che sono pochi i professori che dicono cose realmente interessanti, ma immagino che anche questa non sia una novità per lei, in fondo mi pare piuttosto sveglio.
Ecco, magari lo spieghi pure al federmaresciallo che avrebbe la pretesa di insegnarci la lingua teutonica, LE MIE CUFFIE NON SI TOCCANO. Sa, difficilmente mi capita di dare fastidio a qualcuno, ma martedì, in sala audio visivi, ho sbroccato, l’ammetto. “SIG-NOR MARTIN BRIOSO, SI TOLGA QUELLE CUFFIE, E ASCOLTI IL TELEGIORNALE TEDESCO COME TUTTI GLI ALTRI!”.
Poi il gesto di strapparmele di dosso è stato particolarmente sconveniente, non le sembra? Certo, anche la mia reazione non lo è stata, ma lei cosa avrebbe fatto?
Comunque sia, la cosa più divertente è che alla fine nessuno è riuscito ad ascoltare questo maledetto TG. Il tecnico ha passato tutta la mattinata a collegare e scollegare fili, ma non c’è stato modo di far sparire quel meraviglioso rumore continuo che copriva le voci.
A presto Doc.
Martin
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