Momento angolare infinito

L’altro giorno sono di nuovo finito dal preside, ma non è colpa mia. Sono stati quei maledetti bulli del Club di Ping pong. Solo perchè sono un paio di anni che vincono le regionali, l’amministrazione gli fa fare un po’ quel cazzo che vogliono. Sono stati loro ad aizzarmi contro quella pazza di Jillie Asbill. Non so cosa le abbiano detto o quanto ci abbiano messo a convincerla che io ero la sua nemesi, ma l’altro giorno me la sono trovata davanti al mio armadietto, pugnetti chiusi e sguardo incattivito. Che poi a guardarla non le dai 5 centesimi, tutta ginocchia e gomiti, magra e dinoccolata, però ti posso assicurare che quando ti becca con un ceffone è come essere colpito da una pagaia di 3 metri fatta roteare da una squadra di canottaggio al completo. Io invece, come sai, sono costruito per il comfort, tutti gli spigoli sono ben ammortizzati da strati di ciccia, e se provassi a colpire qualcuno il risultato massimo sarebbe probabilmente il solletico.

Sta di fatto che Jillie era lì, pronta a darmi una lezione. Peccato che io fossi completamente all’oscuro del nostro status di nemesi, e mi sono avvicinato tutto tranquillo e sorridente.
“Ciao!” le ho detto io;
“Questo ti insegnerà a parlare alle spalle della gente.” ha detto lei. La cosa mi ha un po’ stupito, perché non mi ricordavo di aver mai parlato male di lei, neanche alle spalle della gente.
Non ho neanche visto partire il braccio. Ho solo sentito uno schiocco fortissimo e poi mi hanno cominciato a fischiare le orecchie, come quando nei videogiochi ti esplode una granata flashbang di fianco. Mi sono reso conto di essere volato per una paio di metri solo qualche minuto dopo quando mi sono ripreso completamente, seduto a terra con la schiena appoggiata alla fila di armadietti sul altro lato del corridoio, intorno a me gente che osservava la cena soddisfatta.
“Scusa, mi sa che non ho capito.” ho bofonchiato io con la mascella scricchiolante “Questa classe prevede crediti aggiuntivi? Ci sarà un test a fine semestre?”
Lei ha inclinato la testa in maniera interrogativa.
“Hai detto che mi avresti insegnato cose. Mi hai dato una lezione. Fa parte del curriculum scolastico? Quali sono le tue credenziali educative?” poi ho cominciato a singhiozzare “Voleva essere una battuta. Perché nessuno capisce le mie battute? Ma io a te che ti ho fatto, poi…”
A quel punto, finalmente, è arrivato un docente, il prof. Jonis di geografia, che mi ha prontamente mandato dal preside perché non si sta stravaccati in corridoio, è cattiva educazione. Mentre mi trascinava via ho visto una espressione confusa sul volto di Jillie, come se le cose non fossero andate come si aspettava. Come se il mondo si fosse dimostrato non all’altezza delle sue aspettative. Dal preside ci sono stato giusto il tempo di farmi mandare di nuovo da lei, professor Zi. Non so se se lo ricorda, era 3 giorni fa, lei come al solito mi ha detto di sedermi, di consegnarle il diario e, dopo averlo letto, di andarmene. Lei sa che ho una grande stima per lei, ma i suoi metodi mi sembrano un bruschi e sbrigativi, magari qualche chiacchera la prossima volta possiamo farla.
Sta di fatto che quella sera poi sono andato a vendicarmi. Ho scoperto l’indirizzo di Jillie sulla interweb, mi sono appostato fuori dalla finestra del salotto al primo piano e ho atteso che si mettesse a guardare la tivvù. Appena si è sintonizzata su Violetta, ho cambiato il programma verso la cosa più noiosa a cui riuscissi a pensare. Anche a lei pare non ispirasse particolarmente Downton Abbey e ha subito rimesso Violetta. Io ho rimesso Downton Abbey. Siamo andati avanti così per un po’, ma poi ho notato che il tempo passato su Downton Abbey si allungava e che Jillie cominciava a lasciarsi affascinare dalla storia nella mansion inglese, e non ho potuto fare a meno di cominciare a seguire anche io.
Il giorno quando sono arrivato a scuola sono corso da lei. Era al suo armadietto e appena mi ha visto si è messa in posizione di attacco con ceffone. Mi sono affrettato ad indietreggiare di un paio di passi e con le mani alzate in maniera che speravo risultasse placatoria, ho detto ansimando per la corsa:
“No, aspetta! Hai visto anche tu Downton Abbey ieri sera? Ci puoi credere a cosa si è permesso di dire Bates ad Anna?”
A Jillie, da corrucciata, la faccia le si è illuminata in un sorriso:
“Sì! Uno svergognato!” ha esclamato entusiasta “E Lord Grantham? Che gli è saltato in testa ad assumerlo anche se è zoppo!”
Ed è così che mi sono fatto un’amica. Abbiamo parlato di Dowton Abbey ancora durante il pranzo in mensa, e alla fine mi ha chiesto scusa per il ceffone del giorno prima e ha ammesso che in questo periodo era nervosa perché suo padre aveva trovato lavoro in un’altra città e il giorno dopo si sarebbe trasferita. È così che ho perso l’unica amica che mi sono fatto in questa scuola da quando ci vengo. Tutto in due giorni. Non le ho mai detto che ero io a far cambiare canale al televisore quella sera, e lei non mi ha detto chiaro e tondo che aveva anche lei un potere, quello dei ceffoni, ma l’ho capito benissimo per conto mio. Una bambina tutt’ossa che tira schiaffi come portoni blindati, non è normale.
Non è che seguiva anche Jillie, professore? Devo essere geloso?

Tycho

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