Zane Zero

Di solito un nuovo arrivato, sopratutto a semestre iniziato, viene presentato al resto della classe dagli insegnanti. A me è capitato di assistere ad un paio di presentazioni di nuovi compagni nelle altre scuole.
Il giorno in cui è toccato a me essere “quello nuovo” mio padre aveva dimenticato di segnare l’orario e nel dubbio mi aveva portato troppo presto e così quando gli altri sono arrivati ero già in aula.
Nessuno mi ha salutato. La professoressa della prima ora ha fatto l’appello e io ho risposto, si è fermata e mi ha guardato per un lungo istante, fino a che non ho più potuto sostenere il suo sguardo. Poi ha continuato l’appello.
Alla ricreazione, nel cambio delle aule, sono scivolato silenzioso nell’aula successiva, aiutandomi con le cartine della scuola appese nelle scale, dove si è ripetuta la stessa scena. Identica.
Sono invisibile? Non mi pare. Mi vedo allo specchio.
La prima volta che qualcuno mi ha rivolto la parola a scuola è stato una professoressa, tre settimane dopo. Era arrivato al mio nome dell’elenco delle interrogazioni di letteratura. Zane Corkwell. Alla cattedra.
Dopo un voto mediocre, mi ha chiesto perché non avessi ancora legato con nessuno. Le ho risposto che nessuno aveva notato la mia presenza. Mi ha chiesto chi fossero i miei vicini di armadietto. Non mi era stato assegnato nessun armadietto. È rimasta in silenzio e mi ha mandato a posto.
Due ore dopo mi è apparso lei, Dottor Zi, all’uscita della lezione di biologia.
Ora, io dovrei dirle che non me ne frega niente di legare con le persone, ma non è vero. A me le persone piacciono, è la gente che mi fa schifo.
Mi piacciono anche tutte le cose che cominciano con la zeta, anche lei ha qualcosa che inizia con la zeta, ma lei è il primo psicologo con la zeta che incontro. Anche se non è il primo psicologo che mi fa tenere un diario. Ma lei è lo psicologo più silenzioso tra quelli che ho conosciuto.
Per le nostre non-conversazioni future, la avverto di una cosa, io vedo in bianco e nero. Mio padre è un dottore, non come lei, uno in medicina e dice che in realtà non ho niente agli occhi, tutti i suoi colleghi dicono che non ho niente. Ma avrò modo scrivergliene, credo. Mi piacciono queste sedute con lei, Dottor Zi. Io sto zitto, lei anche ma sembra molto più bravo di me a stare zitto. Forse ha ragione lei a stare in silenzio.
Sa qual’è la parola che mi piace di più?
Zero.

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