La distrazione delle tette

Il codio comincia dal mattino. Questa regola universale ci accomuna tutti, perché quando ti svegli, non importa tu sia un leone o una gazzella, sai che devi bestemmiare. Ogni giorno sembra di vivere le fasi del lutto con in testa lo stesso inquietante sottofondo, che parte con l’opening di Ghost in the Shell, passa per Dominique di American Horror Story, arriva a Twinkle Twinkle Little Star versione Dead Space e culmina, da che metto piede a scuola fin quando non vado a letto, con Delusion di Winterstahl (mo entra in modalità apri link compulsivo se vuoi capirci qualcosa). Scommetto avrà già messo le mani intorno a quello straccetto che ha sul collo pronto nel dire – manca l’ultima fase – bravo, vede che anni di studio, master e specializzazioni son serviti? Purtroppo sulla depressione mi sono arenato, a quanto pare. Se non bastasse, ad aggravare il tutto, arriva puntuale il primo segno dell’apocalisse, la settimana dei club scolastici e quando focalizzi la traumaticità della cosa ti viene in volto l’espressione tipica di chi pesta una merda con un paio di Superga bianche, guardi il calendario, di nuovo – MA CHE CAZZO PERO’ -. Niente panico, respiri profondi ad intervalli regolari. La verità prof è che oltre ad essere un povero stronzo, non reggo la tensione e non volevo ritrovarmi iscritto a mille corsi extra come l’anno scorso, dove per un mese ho passato più tempo a scuola che a masturbarmi, costretto alla fine a pisciare tutto ritrovandomi con dei crediti in meno invece dei bonus promessi. Poi sta cosa qualcuno me la dovrà spiegare, li chiamano facoltativi, ma se non li fai sei praticamente allo stesso livello dell’Ebola.
Passo la mattinata a mettere in piedi una strategia, studio le facce da indossare mantenendo una certa indifferenza, vengo distratto solo dalla cinquina che una tipa ammolla a quel soggetto di Tycho in corridoio, un volo stupendo prof, così inaspettato, ho ancora le lacrime agli occhi. Sta ridendo anche lei, lo so.
Terminano le lezioni senza particolari sussulti, senza aver concluso niente, senza aver deciso nulla, ottimo. Mi trascino a forza in palestra, sembra di sentire un – uomo morto che cammina -, apro la porta e di colpo vengo catapultato ai confini della realtà, manca solo il cartello “Benvenuto, la vita è una merda, ma te non sei da meno “. In pochi si rendono conto di quanto sia pericoloso mettere in uno spazio così delimitato tante specie diverse, nemmeno i docenti addetti alla sorveglianza, altrimenti si metterebbero in assetto antisommossa e non in modalità facciamoci un selfie. Penserà sono esagerato, forse, i banchetti son carini, il rinfresco invitante, le chiacchiere, i sorrisi, tutto molto allegro, non considera però quella cosa, quella cosa che puoi essere Superman o l’ultimo dei Morlocks, Bill Gates o il più inutile degli hipster, quella cosa che ti piegherà sempre e comunque al suo volere, la figa. Son le stesse ragazze che incontri ogni giorno dirà, ed è qui l’errore, perché quelle ragazze non mi cagherebbero di striscio se fosse un giorno come gli altri, ma oggi è diverso, hanno bisogno di tutti, quindi reprimono lo schifo, si stampano un sorriso e ti vengono a stanare. Vede prof, i club alla fine son come i partiti, più iscritti significano più fondi, con più fondi hai più potere, con più potere fai come cazzo ti pare, non importa partecipare, basta una firma.
Entrato in palestra mi spiattello sul muro e vado in modalità stealth, sembra di sentire Snake augurarmi buona fortuna, cercando di captare più informazioni possibili mantenendo però una certa distanza. Di interessante ben poco, mettersi il grembiule no, scrivere con degli esaltati no, fare calcoli con degli esaltati no, giocare a scacchi con altri esaltati, giocare a scacchi, scacchi ” Si Può Fare “. Cosa c’è di meglio di una stanza con persone a testa bassa, in silenzio, che non ti stressa se ci metti un’ora per scegliere la prossima mossa. Guardo l’orologio, dovevo spicciarmi, s’era fatta na certa e non volevo perdere l’autobus, mi scrosto e punto convinto, pochi passi, quando una penna rotola vicino la scarpa, in automatico la raccolgo, un insolito grazie smonta la convinzione d’avercela fatta, bestemmio e alzandomi – Usare le Bouncing Betty è da bruchi come fare il camper, questa è tua scommetto -.
Taglio corto Zi, avrà capito, la somara s’è appiccata. Figa, tardi, non reggo la tensione uguale fatality, ormai vedo solo una ragazza in stile Oh! great, l’ultima cosa sensata che ho detto è – Io veramente… preferirei gli scacchi… – poi il nulla. Imbambolato a fissare quella penna nel taschino della maglietta avevo un solo mantra – Ma quanto ce l’ha grosse ? – tendo al maniaco ogni tanto, mi perdoni. All’improvviso l’inchiostro schizza via trasformando quella maglia in qualcosa di futuristico, la tipa piange, io rido non resisto, le amiche corrono convinte sia colpa mia, ovvio no, alzo le mani e urlo – Ok ok ok, datemi un modulo da firmare così te smetti di piangere e voi di starnazzare, va bene ? – La tipa si calma, le amiche son felici, prendo le mie cose e mentre sto per dileguarmi sento – Nanna, poi ti facciamo sapere quello che c’è da fare in radio – sulla porta mi esce una lacrima – La radio, codio, perché sono così cerebroleso ? -.

Amico mio, sono un coglione, ma c’è sempre chi ti è un passo avanti. Ovviamente ho perso l’autobus, sconfortato mi preparo a fare questi trenta km a piedi quando vedo una bici buttata a terra, incatenata per finta. Il tipo l’ha legata ad un paletto, di quelli da parcheggio e sulla canna, manco a bloccare la ruota ha pensato. Devi essere bruciato, scommetto non è la prima volta, in pratica mi è bastato tirarla su e salirci. Un adesivo sul manubrio attira la mia attenzione e rallegra l’ennesimo giorno da dimenticare, bici di Nick, c’è scritto. Grazie Nick, hai seri problemi, ma ti voglio un gran bene. La mattina dopo ovviamente l’ho restituita, dubito se ne sia accorto, spero lo zoppo del bidello lo avvisi prima o poi.

Tra una pedalata e l’altra, sulla via del ritorno, ho notato dei tipi strani, tutti ordinati, con dei libri in mano, li ha visti anche lei ? Non ho capito se era un nuovo spot della PittaRosso o l’ultima trovata di Pornhub. Quante cazzo se ne inventano questi.

Con tanta voglia di fare seppuku, alla prossima prof.
Nanna

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