Natural born turner

L’altro giorno… Lo so Prof che non si inizia un testo con “L’altro giorno”, ma questa non è una lezione di italiano, è una terapia per la mia psiche e diciamolo, la mia psiche se ne batte della letteratura.

Dicevo, l’altro giorno ho preso il coraggio a due mani e con un atto estremamente adulto mi son detto “Andiamo a fare ‘sta cosa dei Clubs”. In realtà tutto me stesso voleva mollare ogni cosa e perdersi nella riflessione sugli strani avvenimenti capitati di recente. Avevo anche già pensato a vari esperimenti da fare, tentativi per verificare la mia teoria. Ma no, questa volta no. Ho messo da parte il mio impulso irrefrenabile per darmi al mio dovere. Un gesto adulto di una persona che sta crescendo. Lo veda come un cadeau nei suoi riguardi, un faro a testimonianza dei progressi che stiamo compiendo, insieme.

Mi sono quindi diretto verso la palestra, armato con tutta la mia determinazione e, una volta entrato, mi sono ritrovato in un ambiente stracolmo di gente, un caos infernale. La mia asocialità ha subito gridato allo sdegno. C’erano un sacco di facce impaurite circondate da frotte di reclutatori che con la loro penna in mano ed il loro “Ciao!!!!!” (i punti esclamativi non bastano a rendere l’effetto entusiasmo) sfoderavano tutte le armi a disposizione per inserire gente nei loro club. Naturalmente la maggior parte di loro erano belle ragazze, a quel punto la voce aggiuntasi di recente nella mia testa, quella dell’ormone, ha gridato “BORDELLOOOOOOUH” (la “uh” finale è voluta, per dare un tocco heavy metal alla questione. Ah già, lei è sordo).
C’era persino un rinfresco, insomma una trappola studiata nei minimi particolari.
Ma non congeniata per tutti. In mezzo allo stanzone infatti, tra le fila di ragazzi in attesa di andare ai banchetti, c’era una zona in cui regnava il vuoto assoluto. In mezzo a quel cerchio di nulla c’era un ragazzo che con fare spavaldo continuava a ripetere: “Avanti c’è un po’ di me per tutti. Conosco barzellette, sono popolare! Ehi tu, lo sai cosa fa un passerotto di 200 Kg sul ramo?” Naturalmente la gente continuava a camminare ignorandolo “Fa ICK. No… aspetta, non era così… aspetta! La sapevo, dammi solo un minuto!”. Il poveretto andava a destra e a sinistra cercando di inseguire i suoi possibili interlocutori, ed era splendido vedere come il “cerchio dell’asocialità” – così l’ho soprannominato – si spostasse con lui mantenendo perfettamente le sue dimensioni. Che cosa meravigliosa la natura.
Comunque credo di aver capito chi è. Da quando è comparso lui a scuola, nei bagni sono apparse delle fantastiche scritte: “Chi ride per Tycho è un coglione”, “Tycho dice solo coglionate”, “Piuttosto di parlare con Tycho mi taglio un coglione”, ed infine la più diretta “Tycho è un coglione”. Fino ad adesso non mi ero preoccupato di chi fosse, ero solo rimasto meravigliato dalla scarsa varietà sul tema. Più che degli insulti, sembravano un esercizio di grammatica. Direi che lo sfigato respingi chiunque era proprio Tycho.
Ma la sa una cosa? A me fa ridere.

Ad ogni modo, decido di ignorare il contorno e dirigermi verso il banchetto di matematica e scacchi quando la mia attenzione viene rapita da una scena piuttosto agghiacciante: c’era un tipo davanti a me che fissava imbambolato le tette della tipa che gli stava di fronte. Tutto normale, dice lei, e lo dice anche la new entry nella mia testa. Solo che ad un certo punto, alla dea della prosperità scoppia la penna nel taschino della maglietta. Panico e paura. Lo starnazzare di dell’oca-vittima e quello delle oche-tribù, hanno cominciato a diffondersi come un richiamo. Il povero malcapitato per tamponare il tutto si è lanciato a firmare i moduli che intanto la tettona gli aveva lanciato come stellette ninja.
Lui ha firmato tutto.
Potevano anche infilargli in mezzo la cessione di tutti i suoi beni, persino l’atto di vendita della sua anima (se fosse passata di lì la pazza del “Lode a Satana”) e lui avrebbe firmato pur di far finire il summit delle valkyrie.
E’ finito nella radio della scuola. Ottimo, avremo un DJ di polso.
Come ho reagito alla scena? Semplice, ho girato i tacchi e sono uscito al grido di “Fanculo i clubs”!
Lo consideri un altro cadeau nei suoi riguardi, una certezza che non resterà mai senza lavoro.

Così sono uscito dalla palestra.
Nel corridoio, al massimo della loro giovialità, c’erano i temutissimi bulli del ping pong.
Lo so cosa sta pensando, erano lì per i Club. No. Loro non hanno bisogno di nuovi membri e se qualcuno vuole entrare nella loro squadra, dev’essere stato come minimo benedetto da Chuck Norris con fax di idoneità al ping pong firmato da Forrest Gump.
Erano lì come gli orsi quando c’è la migrazione dei salmoni: a caccia di perdenti.
Si erano portati un tavolo da ping pong portatile e l’avevano messo in mezzo al corridoio. Quando sono uscito io stavano usando un tizio come pallina. Il povero disgraziato doveva imitare la traiettoria della palla andando a sbattere con la faccia sulla racchetta dei due giocatori. E doveva fare anche i rumori con la bocca! Di contorno avevano obbligato un altro poveretto a fare l’arbitro e gli altri malcapitati a fare il pubblico.

Appena sono capitato in mezzo a quell’orgia di nonnismo, uno di loro mi ha guardato ed ha esclamato: “Ecco la nuova pallina! Questa si sta consumando…”
Panico. Ho fissato i due tizi facendo sgorgare paura liquida dai miei occhi. E all’improvviso è successo di nuovo. I due tizi hanno roteato talmente forte da fare un ultimo match con la testa dell’uomo-palla facendolo finire lungo disteso a terra. Come è capitato le altre volte i due sono rimasti disorientati come non ricordassero cosa stavano facendo.
Ne ho approfittato per rientrare in palestra.

Spinto dalla mia codardia (ha visto quante soddisfazioni e quanto materiale le procuro?) mi sono diretto come un missile al banchetto degli scacchi.
Lì mi hanno accolto due campioni della sfiga, completi di occhialoni modello microscopio e penne nel taschino corredate da salva tasca. I due sfoggiavano un’espressione più sorpresa della mia: “Ciao?”
“Ciao. Io. Firmare. Club scacchi.”
“Ma sai giocare a scacchi?”
“Videogiochi.” e mi hanno sporto il modulo. E’ incredibile quante porte ti apra la parola “videogiochi” nel mondo dei nerd.
Comunque è  così che sono diventato principe di sfigolandia.

Dopo me ne sono tornato a casa, di nuovo a piedi: mi avevano fottuto la bici un’altra volta. Come un deficiente l’avevo legata ancora al paletto del parcheggio. A nulla è valso l’adesivo “Bici di Nick”. Purtroppo si è rivelato un antifurto da due soldi ma era il massimo che potevo permettermi. Speriamo di ritrovarla.

Ora mi scusi Prof, ma devo andare su Internet a vedere come funziona quel maledetto gioco degli scacchi.

P.s.
A quanto pare sono proprio io a provocare questa cosa dei giramenti, appena diventerò un drago a giocare a scacchi, mi dedicherò a capire meglio questa faccenda.

Nick.

1504474_10203954038238292_870348112252721706_ook

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s