Epifanie, serial killer e resti umani (aspettando Halloween)

So che è controproducente, ma le racconterò questo fatto, professore. Più che altro perché, malgrado la mia assoluta sincerità rispetto ad alcune “cose” che sono in grado di fare, noto che lei non ne è rimasto shockato. Sono pure convinta che io non sia l’unica, in questo istituto o magari nel mondo, a riuscire nell’impresa di rivelarsi strana agli altri. E in qualche modo il suo silenzio sembra far parte di una tecnica molto efficace, soprattutto tra i ragazzini.

Non che io lo sia, per carità, sono più anziana di lei e del preside messi assieme. Pigra, pantofolaia, inetta, asociale, incapace di provare interesse nelle usuali attività da scuola superiore. Non ho ancora scelto un club, e probabilmente mai lo farò, se il mio piano di rendermi trasparente al corpo insegnanti continuerà la sua efficace condotta.

In realtà sto cercando di distaccarmi da ogni attività che richieda qualsiasi tipo di interrelazione personale. Ieri, per l’appunto, mi sono dileguata dalla terrificante ora di nuoto con la sola forza dell’inutilità della mia persona. Ho atteso quindi che tutte le altre oche si infilassero il costume e partissero alla volta della sfilata di moda piscina, con relativa componente maschile sprecava il tempo in considerazioni particolarmente volgari, ho girato l’angolo e sono scomparsa nella penombra del corridoio, in direzione di quei locali vitatissimi agli studenti, come lo stanzino dei bidelli o il locale caldaie.

Giro l’angolo e mi trovo davanti un tizio, seduto a terra, con davanti una scacchiera piena di pedine lanciate alla rinfusa. Ha uno sguardo corrucciato, concentrato, quasi non si accorge della mia presenza. Lo avessi captato prima avrei fatto dietro front subito, ma ero così vicina e così incavolata per la sua presenza nel MIO territorio delle tenebre che non ho potuto fare a meno di esclamare:

  • E tu che ci fai qui?

Lui alza lo sguardo e resta impietrito. Una statua di sale. Un fantoccio di gesso. Una scena imbarazzante. Soprattutto perché nemmeno io so come reagire a quella non reazione. Così borbotto:

  • . che ci fai qui, qui ci sto io, ci sto sempre io, levati dalle palle, ehm… non fartelo ripetere eh!

Mi fissa come avesse visto un velociraptor giocare a briscola con il Papa. Restiamo così per un numero illiminato di imbarazzanti secondi, finchè il tizio osa rispondere:

  • C’ero prima io, vattene via tu.
  • COOOOOOOOOOOOSA?! – gli dico, con la sicurezza tipica della persona usualmente preda che ora scopre, inspiegabilmente, di essere diventata predatore.
  • C’ero prima io, va via, questo è il mio posto.

Al secondo rifiuto di collaborazione faccio un passo verso di lui, senza un piano in particolare, di solito sono io quella che scappa. Che minchia bisogna fare in queste situazioni? Esiste un tutorial del bullismo? Magari un video, ma basterebbe anche una dispensa. C’è bisogno di roba precisa: velocità, tipo di calcio, parole da usare, tono della voce, livello della risata, potenza da sprigionare.

Mica mi sento pronta a tutto questo, quasi quasi me ne pento. E infatti mi ritrovo con la faccia che punta al corridoio da dove sono arrivata. E mi chiedo se la potenza della mia insicurezza abbia effettivamente funzionato. Mi puzza qualcosa, quindi mi volto di nuovo dalla parte del ragazzo, la statua di sale.

E nuovamente mi ritrovo a fissare il corridoio. Così mi esce un: “OH MA CHE E’???!” in un mix tra panico e confusione. Mi viene pure una leggera nausea, soprattutto quando mi giro di scatto per la quinta volta.

Così alla fine capisco. Non sono diventata più scema del solito, è questo tizio che me lo fa fare. In questa scuola c’è un altro tizio strano-forte come me. O magari più di uno. Insomma l’idea che “non sono sola nell’universo” ora diventa meno concreta. Significa quindi che sarò meno speciale?

Tanto, Prof, lei sa bene cosa faccio, no? Sa bene cosa combino quando penso forte-forte a una cosa. Lei lo sa benissimo. La prima volta che ci siamo incontrati mi ha detto:

  • Prego, si sieda pure.
  • E lei che fa, sta in piedi?
  • Non lo so, me lo dica lei.

Magari ho fatto una stronzata, magari lei cade dal pero e non ha idea di cosa sto parlando. In tal caso le comunico che c’è un ragazzino che va in giro a far girare le persone. In giro a far girare. E’ la cosa più scema che io abbia mai sentito. Ma lui lo fa, ed è pericolosissimo. E stava al buio a giocare a scacchi, vicino al locale elettrico, vicino allo stanzino dei bidelli. Losco, loschissimo personaggio. Sto facendo pubblicamente la spia, glielo dico eh.

Sta di fatto che, dopo qualche secondo di panico, pure sto pirla è finito in ginocchio. Sconvolto e confuso pure lui, è rimasto lì con le gambette ammaccate. Stava pure per dire qualcosa di probabilmente molto volgare, quando siamo stati interrotti da un rumore dietro l’angolo.

Ha fatto capolino il bidello Robby, quello che se ne va sempre in giro vestito come un professore ma invece è solo un bidello. Robby, quello che confabula sempre da solo, che odia tutti i regazzini, che son sporchi e dicono parolacce e non guardano mai dove camminano. Robby però non ci guarda nemmeno, forse non si accorge neppure della nostra presenza. Ha un gigantesco sacco, probabilmente di segatura, che lo rende gobbo e sgraziato. Lo trascina dentro lo stanzino dei bidelli e, continuando a confabulare, chiude la porta con un poderoso boato.

Spero vivamente che sia un serial killer, o qualcosa di similare. Perché a quanto pare oggi non mi basta aver scoperto un altro tizio coi poteri strani, voglio anche scoprire una moltitudine di cadaveri dentro allo stanzino dei bidelli. E una storiaccia di malattie mentali alla base della follia. Con madri isteriche e padri morti ammazzati. Magari un paio di cannibali, giusto per.

Dopotutto è bello sognare, no?

 

PS: Domani sera è Halloween, Prof. Che costume sceglierà? Io ho deciso che mi vestirò da “resto umano”, è un riferimento a una puntata dei Simpson, lei non può capire.

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