All’ebola e ritorno

Non sono venuto a scuola per un po’, spero di non essermi perso troppi avvenimenti eccitanti. So di essermi perso la settimana intorno alla scadenza dell’iscrizione ai club scolastici, quella è sempre divertente. Gente disperata che corre in giro per la scuola ad elemosinare un posto in qualche associazione sfigata giusto per quella manciata di crediti in più a fine anno che possono fare la differenza tra una bocciatura e una promozione. Personalmente ero già a posto ben prima della scadenza, non ho avuto bisogno di elemosinare io, quelli del club audio/video mi hanno praticamente chiesto in ginocchio di entrare a far parte del loro circolo dopo che avevo “riparato” 3 lettori dvd, un televisore al plasma e il tostapane che hanno nella loro saletta. E’ stato bello per una volta sentirsi richiesti.
Mi sono perso anche Haloween, ma quello non mi è mai piaciuto. Ho sempre avuto un gusto terribile per i costumi. Come quando sono venuto vestito da torri gemelle dopo l’11 settembre. O da scoglio dopo la Concordia.
Fatto sta che per lo scorso mese non sono venuto a lezione. Mia madre era convinta fosse ebola, io pensavo fosse influenza, alla fine, dopo esaurienti test ed esami, è venuto fuori che era raffreddore. Dopo aver ripetuto il tutto da tre dottori diversi, mia madre ha dovuto mettersi l’anima in pace, mascherare la delusione, e rimandarmi a scuola. Non è che sia una cattiva genitrice, è solo che si era trovata tanto bene nel ruolo della madre della vittima quando mi ero beccato il televisore in testa, che adesso non vede l’ora che succeda di nuovo. Ci avrebbe marciato per anni se fossi schiattato di ebola. Signore con i capelli cotonati avrebbero attraversato il paese per l’opportunità di farle pat-pat sulla spalla. Per il resto mia madre mi lascia il mio spazio, mi prepara la cena quando rientro a casa e la mattina butta qualcosa per pranzo a scuola dentro il mio zainetto. Vero, di solito le cose che ho per pranzo hanno una lista ingredienti lunga e intelleggibile quanto l’elenco telefonico di Shanghai, però questo dimostra solo che vuole unicamente cibi prodotti dai migliori laboratori chimici del pianeta per il suo bambino.
A proposito di elenchi del telefono, è ora di basta di questi maleducati nei film che strappano le pagine quando devono trovare qualcuno. Vi sembra giusto che quel povero piciu che deve assolutamente mettersi in contatto con P. Cannor rimanga a bocca asciutta solo perché il Terminator non ha abbastanza RAM per memorizzare 6 indirizzi e numeri di telefono? Che poi penso che gli avrei potuto fare il culo a quella stupida macchina. Altro che pressa industriale, gli avrei spento quell’occhio rosso come un cavolo di Telefunken.
Scusi per la divagazione, Prof Z. Che poi ancora non sono convinto che lei lo legga sto diario, quindi scrivo un po’ quello che mi viene in mente.
Una cosa di buono è uscita dal mio mese a casa almeno, ho una bella giustificazione per non fare educazione fisica. Anzi ne ho tre, da altrettanti dottori. Se l’insegnante prova a discutere lo sepellisco nella grafia illeggibile. Per ripicca mi ha costretto comunque ad assistere alle lezioni:
“Così non vai in giro a combinare disastri con i tuoi amichetti.”
Abbiamo riso di gusto entrambi alla nozione che io possa avere degli amichetti.
Questa cosa però mi ha permesso ad assistere ad una strana partita di dodgeball l’altro giorno. Io stavo passando il tempo giocando con il tabellone luminoso di cui il preside era tanto orgoglioso. Grazie a me il primo tempo era finito con una schiacciante vittoria dei rossi sui blu di CU a L0 e avevo già deciso che il secondo tempo sarebbe finito 5U a CA per i blu – a tutti piacciono le rimonte impossibili – quando ho notato dei comportamenti strani in campo. La squadra blu, che fino a quel punto – se non stavi a guardare il tabellone – stava effettivamente vincendo, stava soccombendo a uno strano caso di genuflessite e di girintondite, e un paio di giocatori rossi ne stavano approfittando alla grande. Quando un giocatore blu stava per lanciare una palla tutto d’un tratto si ritrovava inginocchiato e una giocatrice della squadra rossa, vestita in una tuta da ginnastica nera, gli piantava una pallonata nella faccia stupita con glorioso godimento. Oppure il lanciatore blu si ritrovava a girare su se stesso per poi beccarsi una pallonata sulla nuca da parte di un altro ragazzino della squadra rossa. Malgrado le mie previsioni, la partita finì P3 a N3 per i rossi, e il premio MVP andò alla ragazzina vestita di nero per i 3 nasi sanguinanti.
Direi che per oggi ho finito, cercherò di essere più costante nella compilazione del diario ora che sono tornato dall’ebola.
Tycho
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