Crescita e ricrescita

Non è stato facile riprendere a scrivere questo diario professore. Non ho ancora deciso se a questo punto valga la pena andare avanti. Per il momento le voglio raccontare cosa è successo, poi deciderò cosa fare.

Andiamo con ordine.

Come le avevo detto, stavo aspettando con ansia la festa di Halloween. Sarebbe stata la situazione perfetta per rivelare le trame ordite contro di noi dal Nuovo Ordine Mondiale, una festa sui mostri per parlare di mostri. Ho buttato giù la traccia di un discorso e ho cominciato a ripeterlo più volte davanti allo specchio per essere preparato e non fare brutte figure. Ero emozionato, felice e carico come una molla. L’unico problema era la testa che continuava a farmi male, non un dolore costante, ma solo delle fitte che però mi disturbavano parecchio.

Sono arrivato alla palestra della scuola un po’ in ritardo e quando sono entrato c’era già un sacco di gente: alunni, professori e persino l’inquietante bidello. Ho pensato che sarebbe stato meglio aspettare ancora qualche minuto prima di iniziare a parlare, così ne ho approfittato per guardarmi in giro. Più osservavo gli altri compagni di scuola e più mi rendevo conto di non essere l’unico ad avere qualche “piccolo” problema.

Ne ho visto uno ad esempio, rintanato in un angolo e un po’ nella penombra, che stava bevendo una birra in bottiglia. C’era qualcosa di strano nel suo comportamento furtivo. Mi sono avvicinato e sono rimasto senza parole: la bottiglia era avvolta da un calzino e quel ragazzo stava letteralmente succhiando la zona dell’alluce. Imbarazzante!

Ma non era la sola situazione strana, ho visto un altro ragazzo in ginocchio vicino al tavolo delle bibite che sembrava non riuscire ad alzarsi. Con la scusa di versarmi da bere ho guardato meglio, notando poco distante una tipa che sghignazzava. Chissà quale scommessa aveva appena vinto.

La musica non era un gran chè, uno degli alunni, improvvisato dj, stava proponendo la sequenza dei soliti classici delle feste scolastiche, mancava solamente il giro di lento e sarebbe stata la perfetta serata da sfigati. Sono rimasto seduto almeno un’ora, non so esattamente, sorseggiando la mia fanta e cercando di focalizzare quello che dovevo dire.

Il momento giusto è arrivato proprio quando il mio timore si è concretizzato e ho sentito diffondersi le note di Carrie degli Europe (non so perchè la conosco, forse l’ho sentita in casa alla radio). Alcune coppiette si sono abbracciate muovendosi a ritmo, mentre i single si sono avvicinati al tavolo delle bevande. A quel punto ho approfittato della situazione per avvicinarmi alla console dove il microfono giaceva incustodito.

Con un movimento furtivo, ho impugnato lo strumento del potere e ho cercato di attirare l’attenzione di tutti schiarendomi la gola, complice involontario il dj che ha abbassato la musica pensando fosse un intervento programmato.

Ero teso, ma dopo un attimo di esitazione ho cominciato a parlare senza nemmeno presentarmi. Le parole uscivano senza controllo: i complotti, il controllo del pianeta, i microchip sottopelle, i monitoraggi del corpo e della mente, i condizionamenti… ero un fiume in piena.

Le bocche dei presenti erano spalancate. Presi in contropiede da questa mia iniziativa, gli occhi di tutti mi si sono incollati addosso. Percepivo lo stupore, la curiosità ed anche un po’ di paura.

Era quello che volevo!

Ma proprio nel momento più intenso del discorso, la testa ha cominciato a pulsare, ogni colpo era una scossa violenta e le fitte in breve sono aumentate di frequenza fino a trasformarsi in un dolore continuo. Ho chiuso gli occhi cercando di concentrarmi sulle parole, quando ho sentito una risata rompere il silenzio che regnava sovrano. Quasi immediatamento ne è seguita una seconda e poi un’altra e un’altra ancora. L’ilarità si diffondeva nella palestra come una macchia d’olio e nello stesso tempo qualcuno puntava il dito verso di me, mentre altri si agitavano imitando le grattate di nuca delle scimmie.

Non riuscivo a capire, stavo solo dicendo la verità. Per quanto difficili da comprendere, si trattava di fatti inconfuntabili. Stavo cercando di aiutarli e loro mi deridevano.

E come se non bastasse la testa mi stava scoppiando.

Mi sono premuto le tempie con le mani per cercare di alleviare il dolore ed è stato allora che ho capito cosa stesse succedendo: sotto i palmi non avevo più la mia solita chioma morigerata, ma un bue muschiato della groenlandia, tanto che riuscivo a malapena a toccare la cute. Anche le mani e le braccia erano quasi completamente ricoperte di peli. Non riuscivo a vedere la pelle e sembrava davvero che mi stessi trasformando in un primate.

Sono rimasto qualche secondo senza sapere cosa fare, mentre tutto il pubblico improvvisato continuava a ridere e a prendersi gioco di me. Poi sono fuggito, correndo senza fermarmi fuori dalla palestra.

Ero sconvolto e non mi sono fermato fino a casa. Non ho nemmeno salutato i miei genitori, avevo vergogna di farmi vedere in quello stato. Mi sono infilato sotto le coperte e ho cominciato a urlare con la bocca premuta sul cuscino.

Greg

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