2_Progetto Zheroes

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Scuola superiore. Ragazzi dai 15 ai 17 anni. Adolescenti alle prese con quel nocivo e pesante sistema scolastico che crea bulli, nerd e cocchi del professore. Sei ragazzi alle prese con punizioni, scherzi dei compagni di classe, lotta alla sopravvivenza, cattivi voti, forti amicizie e incommensurabili nemesi.

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Sei figli di una deformazione genetica. Quel latte di Cernobyl così tanto chiacchierato negli anni ’80. I nostri genitori così scettici riguardo al potenziale pericolo di un alimento contaminato dalle radiazioni. Eppure qualcosa è successo. E’ successo che alcuni di noi sono cresciuti con strani poteri. Inutili poteri. Stupidi poteri. Niente a che vedere coi quei poteri cazzuti che leggiamo nei fumetti, niente super-vista o super-udito, niente velocità supersonica. Non possiamo nemmeno volare, o spaccare una pietra con la testa. Certo, potremmo farlo, se volessimo morire. E vi assicuro che ogni tanto, a scuola, molti di noi lo preferirebbero.

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Sei ragazzi emarginati, come ce ne sono molti. Sei ragazzi che per un motivo o per l’altro si sono ritrovati costretti a tenere un diario. Non un diario come gli altri, non un diario intimo, personale, uno di quelli col lucchetto o nascosto in una cartella fantasma del computer.

Tutto è nato da un’idea del Professore Chon Zi, lo psicologo della scuola (in diapositiva qui sotto: sguardo maniaco, baffi austeri, molto silenzioso).

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Ha detto che ci avrebbe fatto bene. Che sarebbe stata la nostra valvola di sfogo. Che lui stesso, leggendo, avrebbe capito meglio chi siamo e ci avrebbe aiutati nell’impossibile compito della sopravvivenza alle superiori.

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E così, i nostri sei sono costretti a scrivere in questo diario, letto da un professore. Scrivere tutto quello che passa nella testa, possibilmente senza filtri, senza paure, senza costrizioni.

Mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima che uno di noi scopra che, effettivamente, siamo più simili di quanto immaginiamo. I nostri segreti, le nostre sperimentazioni, sono molto simili a quelli che, come me, sono costretti a buttare giù parole introspettive su chi siamo ma, soprattutto, su chi vorremmo diventare.

We can be Zheroes, just for one day.

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